24 maggio


24° GIORNO
Ave Maria.

Invocazione. – Maria, Madre di misericordia, pregate per noi!


Terzo dolore:

SMARRIMENTO DI GESÙ
Avvenne che Gesù, all’età di dodici anni, essendo andato con Maria e Giuseppe a Gerusalemme secondo la consuetudine della festa ed essendo finiti i giorni della festa, rimase in Gerusalemme e non se ne accorsero i suoi parenti. Credendo che Egli fosse nella comitiva dei pellegrini, fecero un giorno di cammino e lo cercarono tra gli amici e i conoscenti. E non avendolo trovato, ritornarono a Gerusalemme per cercarlo. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai Dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Quelli che ascoltavano, si stupivano della sua prudenza e delle sue risposte. Maria e Giuseppe, vedendolo, si meravigliarono; e la Madre gli disse: « Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io, addolorati, ti abbiamo cercato! – E Gesù rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo trovarmi in quelle cose che riguardano il Padre mio? – Ed essi non compresero il significato di queste parole. E discese Gesù con loro e venne a Nazareth; e stava soggetto ad essi. E la Madre sua conservava tutte queste parole nel suo cuore (S. Luca, II, 42).
Il dolore che provò la Madonna nello smarrimento di Gesù, fu tra i più acerbi della sua vita. Più prezioso è il tesoro che si perde, più dolore si ha. E quale tesoro più prezioso per una madre che il proprio figlio? Il dolore è in rapporto all’amore; quindi Maria, che viveva solo dell’amore di Gesù, dovette sentire in modo straordinario la puntura della spada nel suo cuore.
La Madonna in tutte le pene conservò il silenzio; mai una parola di lamento. Ma in questo dolore esclamò: Figlio, perché ci hai fatto questo? – Di certo non intendeva rimproverare Gesù, ma fare un’amorosa lagnanza, non conoscendo lo scopo di quanto era avvenuto.
Ciò che soffrì la Vergine in quei tre lunghi giorni di ricerca, non possiamo comprenderlo appieno. Nelle, altre pene aveva la presenza di Gesù; nello smarrimento mancava tale presenza. Dice 0rigène che forse il dolore di Maria fu intensificato da questo pensiero: Che Gesù si sia smarrito per colpa mia? – Non c’è maggior pena per un’anima amante che il timore d’avere disgustata la persona amata.
Il Signore ci ha dato la Madonna come modello di perfezione e ha voluto che soffrisse, e moltissimo, per farci comprendere che la sofferenza è necessaria ed apportatrice di beni spirituali la pazienza è indispensabile per segui e Gesù che porta la Croce.
L’angoscia di Maria ci dà degli insegnamenti per la vita spirituale. Gesù ha una moltitudine di anime che lo amano davvero, servendolo con fedeltà e non avendo altro di mira che fargli piacere. Di tanto in tanto Gesù si nasconde a loro, cioè non fa sentire la sua presenza, e le lascia nell’aridità spirituale. Spesso queste anime si turbano, non sentendo il primitivo fervore; credono che le preghiere recitate senza gusto non siano gradite a Dio; pensano che sia un male il fare il bene senza slancio, anzi con ripugnanza; in balia delle tentazioni, ma sempre con la forza di resistere, temono di non piacere più a Gesù.
Costoro si sbagliano! Gesù permette l’aridità anche alle anime più elette, affinché si distacchino dai gusti sensibili ed affinché abbiano a soffrire molto. Invero l’aridità è per le anime amanti una dura prova, spesso un’angosciosa agonia, pallidissima immagine di quella provata dalla Madonna nello smarrire Gesù.
A chi è tribolato in questo modo, si raccomanda: la pazienza, aspettando l’ora della luce; la costanza, non tralasciando alcuna preghiera od opera buona, superando la noia o l’abbattimento; dire spesso: Gesù, ti offro la mia angoscia, in unione a quella che tu provasti nel Getsemani e che la Madonna provò nel tuo smarrimento!


ESEMPIO

Il Padre Engelgrave narra che una povera anima era angosciata per afflizioni di spirito; per quanto bene facesse, credeva di non piacere a Dio, anzi di disgustarlo. ,
Era devota della Madonna Addolorata; a Lei pensava spesso nelle sue pene e contemplandola nei suoi dolori ne riceveva conforto.
Ammalatasi gravemente, il demonio approfittò per tormentarla di più con i soliti timori. La Madre pietosa venne in aiuto della sua devota e le apparve per assicurarla che il suo stato spirituale non dispiaceva a Dio. Così le disse: Perché temi i giudizi di Dio e ti rattristi? Tu tante volte mi hai consolata, compatendo i miei dolori! Sappi che è proprio Gesù che mi manda a te per darti sollievo. Consolati e vieni con me in Paradiso! –
Piena di confidenza, quell’anima devota dell’Addolorata, spirò.

Fioretto. – Non pensare male del prossimo, non mormorare e compatire chi sbaglia.

Giaculatoria. – O Maria, per le lacrime versate sul Calvario, consolate le anime tribolate!

(Tratto dal libretto “Maria Regina e Madre di Misericordia” del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli)