Da “Vita di Maria” di Massimo il Confessore (nn 16 – 17)

Giuseppe riceve in custodia la Vergine

“Mentre dunque i sacerdoti prendevano questo provvedimento, non osarono farsi personalmente garanti dei doni di un uomo così giusto, ma affidarono il tutto alla provvidenza di Dio. Così aveva fatto un tempo Mosè, quando molti avanzavano rivendicazioni per avere l’onore di essere capo dei sacerdoti. Allora egli volle che sulla cosa fosse garante il giudizio di Dio: introdusse dunque le verghe delle tribù nel santuario, e da questo fece conoscere la volontà di Dio, grazie alla verga fiorita (cf. Nm 17, 8). Ugualmente, nei tempi successivi, Pietro e gli altri Apostoli, mediante la preghiera e il sorteggio, scelsero colui che doveva prendere il posto del traditore (cf. At 1, 26). Qui ugualmente il capo dei sacerdoti e i sacerdoti si posero in preghiera e supplicarono il Signore sotto la guida del grande Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, che allora ricopriva la carica di capo dei sacerdoti.

Fu lui il testimone della vita divina e dell’ascesi superiore all’intelligenza umana, che la Vergine benedetta aveva compiuto. Fu lui che aveva proposto che la Vergine santa dimorasse nel tempio: perché era della sua casa, non solo a motivo della fusione delle case regali e sacerdotali, ma anche in grazia di sua moglie Elisabetta: egli sapeva da fonti scritte che Maria ed Elisabetta erano figlie di due sorelle; questo lo conferma anche la parola dell’arcangelo, come sta scritto nel santo Vangelo: «Ecco che Elisabetta tua cugina» (Lc 1, 36).

Venne allora in mente a Zaccaria, da parte di Dio, un’idea: egli distribuì dodici verghe ai vecchi anziani e venerandi che si erano candidati per la Vergine santa, e depose le verghe sull’altare del santuario. Egli stesso, con gli altri sacerdoti, ordinò che si facessero preghiere e suppliche a Dio con lacrime di compunzione: lo implorarono di compire un miracolo tale da mostrare se era opportuno che qualcuno ricevesse la Vergine. II Signore diede un segno meraviglioso e la verga di Giuseppe fiorì, e donò un frutto come un tempo quella di Aronne. Così Giuseppe per divina disposizione e per deliberazione dei sacerdoti ricevette in custodia la Vergine, per lavorare per lei e servire al grande mistero e al portento più alto di ogni conoscenza.

Maria condotta da Giuseppe a Nazaret

Ora Giuseppe era avanti nell’età, oltre i sessant’anni: nessuno poteva avere sospetti sul matrimonio. Era vedovo e povero di beni materiali: questo perché crescesse in casa sua secondo la natura umana colui che si è fatto povero per noi per arricchirci della sua divinità (cf. 2 Cor 8, 9). Esercitava il mestiere di carpentiere, esperto nell’arte più di tutti gli altri carpentieri: infatti doveva essere al servizio del vero architetto, il creatore e carpentiere di tutte le creature. Essendo dunque Giuseppe conosciuto per il suo mestiere, lo era anche per la sua dignità, per la sua pietà e le sue buone opere. Fra tutti i sacerdoti lì presenti egli era il più profondo, ad eccezione dei genitori della santa Vergine. E perché è necessario parlare più a lungo di lui, la cui giustizia è stata attestata da Dio stesso? Tutti gli uomini della sua tribù lo testimoniarono. Lo testimonia l’evangelista Matteo: Giuseppe era giusto (cf. Mt 1, 19). Quando Giuseppe ricevette la Vergine santa, la condusse da Gerusalemme e da Sion fino in Galilea, nella città di Nazaret perché era questo il segno del mistero glorioso che ci è venuto dall’invisibile Gerusalemme superiore, dalle grandezze indicibili e inesprimibili, dal trono regale: il Verbo di Dio, il Re e creatore di tutte le cose.

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