Occhi di Madre vegliano sulla città

(Pubblichiamo il testo apparso su Avvenire del 18 Aprile 2026, nella pagina dedicata alla Diocesi di Avezzano, a cura del Rettore del Santuario, don Paolo Ferrini).

Torna, come ogni anno, la festa della patrona di Avezzano, la festa della Madonna di Pietraquaria. Di nuovo gli Avezzanesi si fanno pellegrini e salgono al Santuario per venerare la loro celeste patrona. Salire sul Monte Salviano per ogni cittadino di Avezzano significa salire “alla Madonna”.

Entrando nel santuario si è accolti dall’immagine che regna come regina nel suo tempio. Un’immagine antica dai tratti semplici e popolari, che guarda con uno sguardo di misericordia tutti i figli che salgono per affidare alla Madre di Dio ogni preghiera, le gioie e i dolori, le angosce e le speranze.

Non si possono non notare gli occhi pieni di compassione e di misericordia che caratterizzano l’icona della Vergine di Pietraquaria. Sono occhi di Madre che guardano i figli che fiduciosi raggiungono il Santuario del Monte Salviano. In quegli occhi tutti trovano e riconoscono gli occhi della madre; gli occhi di Colei che guarda con amore i suoi figli.

Al Santuario di Pietraquaria salgono non solo i devoti e i pellegrini, ma anche coloro che percorrono i sentieri del Salviano per un’attività sportiva; tutti entrano a salutare la Madonna, tutti sanno che in quello sguardo si può essere abbracciati, accolti e capiti.

Ma come sono gli occhi di Maria?

Un canto popolare recita: gli occhi tuoi sono più belli del mare. Quella bellezza risplende perché quegli occhi hanno contemplato il cielo e riflettono su questa terra un suo riflesso.

Quegli occhi hanno visto per primi il Verbo di Dio che si è fatto carne, per primi hanno accarezzato il corpo di carne del Figlio di Dio; hanno contemplato per primi il Dio fatto bambino, hanno capito e compreso tutta la fragilità di quel corpicino appena nato, lo hanno curato e protetto. Con l’amore con cui ha guardato per prima il Figlio di Dio fatto carne Maria guarda tutti i suoi figli, guarda ognuno di noi ogni volta che cerchiamo quegli occhi e posa sulle nostre preghiere, sulla nostra vita, nei nostri cuori gioiosi o affranti lo sguardo materno del cielo.

Sono gli occhi che per primi si sono accorti che agli sposi di Cana di Galilea mancava il vino. Sono occhi che hanno compreso il bisogno, la necessità, la mancanza e che hanno subito capito che c’era bisogno di soccorrere quella povertà. Maria sa leggere anche nelle nostre vite, sa guardare ai nostri bisogni, alle nostre necessità, alle nostre povertà; ella viene in aiuto alla nostra debolezza e ci soccorre nelle nostre vicissitudini.

Gli occhi di Maria sono gli stessi che hanno cercato suo figlio e che hanno saputo comprendere quando lui diceva alla folla che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica; Maria è colei che ha saputo comprendere cosa volesse dire Gesù, quando alla donna risponde che più beato del seno che lo allattato sono beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. Quegli occhi hanno guardato con amore suo Figlio, quegli occhi hanno saputo comprendere, sono scesi fino nelle profondità del cuore di quel figlio e hanno compreso che il vero centro per ogni credente, e per lei, la prima dei credenti, è l’ascolto della Parola, il fare la volontà del Padre, esattamente come ha fatto lei. Anche a noi Maria ripete: fate quello che Gesù vi dirà, anche a noi dice che se ascoltiamo la Parola di Dio possiamo trovare la via della salvezza, possiamo trovare la lampada per i nostri passi, la luce sul nostro cammino. Anche noi possiamo essere beati se sappiamo ascoltare e mettere in pratica quella parola, nella consapevolezza che la Madre è con noi.

Infine gli occhi di Maria sono gli stessi che hanno visto il suo figlio morire sulla croce, con lo stesso sguardo Maria continua a guardare le madri che piangono per i loro figli, i figli che soffrono e muoiono, le vittime della guerra, della violenza, dell’odio e del rancore. Per tutti Maria ha uno sguardo di madre, uno sguardo d’amore che invita alla riconciliazione, al perdono, alla pace; ma gli occhi di Maria sono gli occhi che guardano anche il discepolo amato e che sanno che quel discepolo gliel’ho affidato Gesù come un figlio. In quel discepolo siamo tutti noi, in quel discepolo tutti noi diventiamo i figli di Maria, come quel discepolo anche noi troviamo una madre amata, che ci custodisce e ci protegge nel nostro cammino.

Entrando nel Santuario di Pietraquaria tutti cerchiamo quello sguardo, vogliamo essere guardati da lei, vogliamo essere accolti da lei, vogliamo essere ascoltati da lei, vogliamo essere esauditi da lei; vogliamo porre il nostro sguardo nel suo per sentirci “a casa”.

Intere generazioni di avezzanesi da secoli salgono fin sul Monte Salviano per affidare alla vergine Maria la loro vita, per chiedere il suo aiuto e la sua protezione e per trovare la Madre che li sa capire comprendere sostenere e incoraggiare. La festa del 27 aprile è il momento in cui tutti i suoi figli salgono al Santuario per incontrare la Madre.La sera del 26 aprile, in tutta la città si accendono i “Focaracci”, e tutti gli avezzanesi si mettono in cammino per visitarli, a un certo punto si scopre che quel pellegrinaggio si dirige verso il Monte Salviano, perché tutti, nessuno escluso, salgono al Santuario per affidare la propria vita e le proprie preghiere alla Vergine Madre di Dio e madre di ogni uomo.

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