Testo tratto da: Giovanni Pagani, Pietraquaria e il suo Santuario dalle origini ai nostri giorni, Ed. “La voce del Santuario di Pietraquaria”, 27 Aprile 1979, pp. 34-37.
“Veramente forti e sinceri sono sempre stati il culto e la devozione verso la Madonna di Pietraquaria, professati dal nostro popolo, che non mancò mai di alimentarli, tanto che il Consiglio Comunale per volontà espressa da tutti i cittadini, nel settembre del 1837 deliberò l’incoronazione della Madonna e del Bambino, per eternare la memoria dei prodigi elargiti a favore della nostra popolazione.
Furono, intanto, nominati quattro deputati nei signori Mattei, Iatosti, Spina e Palermo, perché provvedessero alla preparazione, e quindi alla esecuzione, a suo tempo, nel programma dei festeggiamenti, nei tre giorni 15 sabato, 16 domenica, e 17 lunedì del mese di settembre 1838, con cerimonie religiose e manifestazioni civili, splendide per solennità e devozione e per varietà e dovizia di elementi festivi, come luminarie, fuochi d’artificio, corse di cavalli, giochi popolari, bande musicali ed altro; alle cui spese si provvide con le somme raccolte dalle volontarie oblazioni dei cittadini, le quali superarono ogni attesa, raggiungendo la considerevole cifra di 1400 ducati, oltre alle offerte, presentate alla chiesa ed alla deputazione dagli abitanti dei paesi vicini, particolarmente da quelli di San Pelino.
Il Sindaco di Avezzano inoltrò l’istanza per l’incoronazione della sacra Effigie al Capitolo della Basilica Vaticana, che richiese un processo formale, per accertare l’antichità, i miracoli e la venerazione della sacra Immagine. Dinanzi al Notaio Pietro Orlandi ed al Canonico Don Francesco Saverio Accettola, Vicario Foraneo, oratore, teologo e filosofo, all’uopo delegato dal vescovo dei Marsi, comparvero quattro testimoni, stimati integerrimi per fede e per condotta morale: essi erano il Canonico Don Ascanio Febonio di anni 72, il Canonico Don Francesco Olivieri di anni 68, e due cittadini eminenti Don Felice Mattei, medico, di anni 88, e Don Ascanio Aloisi, giureconsulto, di anni 60, per rispondere alle domande formulate dal Notaio e dal Canonico Accettola, in base alle richieste del Capitolo della Basilica Vaticana. Le deposizioni furono soddisfacenti oltre ogni dire, sì che il Capitolo suddetto accolse l’istanza, emettendo il rescritto, che si ritiene opportuno riportare tradotto: “Estratto della riunione capitolare, il 2 settembre 1838. Il Capitolo Vaticano acconsente per grazia, in conformità della domanda, dopo che, secondo il solito, ci venga trasmesso il quadro della Beata Vergine da servire per la Sacrosanta Basilica Vaticana, e le altre immagini da distribuirsi allo stesso Capitolo e agli altri del Clero, compiute tutte le altre cerimonie, che si prescrivono nell’ordine da osservarsi per simili incoronazioni, ed in luogo di uno dei Canonici della medesima Sacrosanta Basilica, ha deputato il Vescovo dei Marsi Mons. Giuseppe Segna, con facoltà di subdelegare un’altra persona costituita in ecclesiastica di dignità. E manda al nostro Cancelliere per le spedizioni delle solite lettere. S. Bellio, Canonico Segretario”.
Grande fu il concorso di gente e meravigliosi festeggiamenti: il Vescovo dei Marsi celebrò il pontificale e due aurei diademi furono posti all’effigie della Madonna e del Bambino.
L’incoronazione si celebrò la domenica 16 settembre 1838 presso il palazzo, che il conte Tommaso Resta per primo aveva fatto erigere sul lato ovest della grande aia, che poi fu trasformata nella bella ed ampia piazza Torlonia, proprio sul luogo dove sorge il nuovo edificio ricostruito dopo il terremoto del 1915. “Il magnifico balcone, sovrastante alla porta di entrata, era stato addobbato di veli e di arazzi; e sulla destra di questa si depose la sacra Effigie”, ricorda Bernardino Iatosti nella sua storia di Avezzano.
L’immensa moltitudine, che ammontava a oltre ventimila persone, e gremiva l’intera estensione dell’aia, “cadde in ginocchio, e si fece un silenzio, in cui parve represso anche il respiro”. Poi il vescovo dei Marsi, Mons. Giuseppe Segna, procedette all’Incoronazione nel giubilo dei fedeli osannanti.
Il conte Tommaso Resta della Torre, sul luogo occupato in quella fausta circostanza dal quadro della Madonna di Pietraquaria fece murare a ricordo una lapide.
Per l’occasione l’avvocato Bernardino Iatosti scrisse un inno, che rivestito delle belle note musicali, fu cantato da un coro di cittadini avezzanese nella processione grandiosa più che mai per il concorso di numeroso clero con a capo il Vescovo dei Marsi, delle Confraternite locali, delle popolazioni di Avezzano e dei paesi vicini, delle Autorità provinciali e della città”.




















