Quaresima 2017


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 La Quaresima

… è “via Crucis”

Il tempo di Quaresima è “via Crucis”; è ripercorrere le orme insanguinate di Cristo fin sul colle del Golgota: li è la croce, centro del cristianesimo, faro luminoso che ha orientato i percorsi di santità e di missione di tutte le generazioni cristiane.

La croce, faro luminoso dell’esistenza

La croce ti chiama a leggere e a ubbidire la volontà di Dio. Essa vuole porsi come centro della tua vita. Se permetterai che ciò avvenga, avrai un punto di riferimento sicuro per te e potrai congiungerti alla storia di gioie e di dolori dell’intera famiglia umana, poiché la croce è posta sempre al crocevia di tutti i cammini degli uomini.

La croce è la sintesi di due amori di Cristo

Presto sarà ancora Pasqua: il mistero della croce tornerà a porsi dinanzi ai nostri occhi credenti come la sintesi di due amori del Cristo: l’amore filiale verso il Padre e l’amore fraterno verso gli uomini. Si richiede anche da noi di coltivare questa duplice carità. Non dimenticarlo neppure tu: la sera della tua vita sarai giudicato sull’amore (cf Matteo 25). La croce porta a incontrare i dolori degli uomini.

La croce, punto d’incontro con Dio e con gli uomini

Impara però a compiere anche il viaggio contrario. Quando ti sembrerà di non scorgere più la croce di Cristo, potrai ritrovarla seguendo l’indicazione delle croci degli uomini: “Ovunque è una croce lì è un Calvario e un crocifisso. […] Ogni uomo è croce e crocifisso insieme, e dove egli è, ivi si erge un calvario”

Non cambiare nome alla tua croce

Alla tua croce, infine, non pretendere di poter cambiare nome: la tua croce è quella che Dio ti dà, quella che i fratelli ti preparano, quella che forse ti sei costruita con il peccato. Se prenderai sulle spalle la tua croce per portarla fino al Calvario e su essa salirai per farti crocifiggere, da essa pure discenderai per la risurrezione e per la gloria.


… è assaporare il “silenzio”

La verità di Dio, dell’uomo e della vita è scoperta, custodita e goduta nel silenzio. Esso ne è alimento misterioso, delicato segno di riconoscimento, necessaria condizione.

Fare del silenzio un alfabeto di misericordia

La vita spirituale trova qualità nel silenzio, perché questo è sigla delicata di umiltà, segno luminoso di carità, timbro prezioso di preghiera. Perciò, coltiva con zelo la virtù del silenzio: vincine la paura; amane il fascino; immergiti nel suo mistero per ascoltarvi il lieve soffio dello Spirito; preferiscigli la parola solo quando lo richiedano congiuntamente la verità e la carità; fanne sempre un alfabeto di misericordia; usalo come medicina sulla vita ferita dei fratelli; da’ con esso profondità alla tua anima; eleggilo a tuo maestro interiore; affidagli quanto ti sta più a cuore ed esso lo custodirà.

Paolo VI: deve rinascere la stima del silenzio

Ti propongo, senza alcuna parola di commento, di meditare su un grande pensiero di Paolo VI (n. 1897, Papa 1963-1978) sul silenzio: “Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita inferiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’inferiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto” (Liturgia delle Ore, Domenica della S. Famiglia, Ufficio Letture: 2a Lettura).


… conformarsi a Cristo in tutto

Noi dipendiamo da Cristo: in lui è la nostra origine, sulla forma di lui è ideata la nostra identità, verso di lui è il nostro “destino” di grazia (cf Colossesi 1; Efesini 1). La nostra conformazione a Cristo non tocca solo il nostro essere, ma anche in nostro operare: conseguentemente, la legge della sequela impone che tutto quello che Cristo ha fatto anche noi lo facciamo.


… è digiunare come Cristo

Poiché “il digiuno è una delle fasi fondamentali cui Cristo si sottopose, […] nessuno può pretendere di vivere nella piena maturità di Cristo o che Cristo dimori in lui in tutta la sua statura se trascura il digiuno. [… ] Da lui derivano tutte le nostre opere: la nostra ascesi dalla sua ascesi, il nostro digiuno dal suo digiuno; il nostro amore dal suo amore”.

Il frutto del digiuno sia la carità

Sei invitato anche tu, in questa Quaresima, ad essere sobrio e delicato nell’uso delle cose, ad avere misura nel trattare i beni di creazione che Dio fa passare nelle tue mani come segni della sua gratuità e come mezzi per la tua Carità. Ricordalo: il frutto del digiuno e dell’astinenza dev’essere dato in elemosina.

La ricchezza è pericolosa per la salvezza

Ti è chiesto, perciò, di fare un uso austero e generoso del superfluo, di revisionare la tua vita sui temi dell’attaccamento ai beni di questo mondo, della voracità di possesso, del pericolo spirituale della ricchezza. È impressionante l’espressione di Clemente di Alessandria, che sottopongo alla tua riflessione: “La ricchezza mi sembra simile a una serpe: se uno non la prende di lontano, per la coda, gli si attaccherà alla mano e lo morderà”.

Tre parole sorelle

Non immiserire il tuo digiuno in una anemica pratica di privazioni corporali. Il digiuno cristiano, in congiunzione con altre due parole (preghiera e misericordia), acquista un senso più pieno: “Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno”.

Una vita di lieta penitenza

Vivi, pertanto, una vita di lieta penitenza, alimentata con la preghiera, la carità e il digiuno: preoccupati di avere per testimone solo il Padre “che vede nel segreto” (Matteo 6, 18); cammina nel soffio dello Spirito e raccoglierai i frutti di una vita secondo lo Spirito, che sono “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Galati 5, 22).


… è vincere la tentazione di possedere noi stessi

È grande la tentazione di possedere noi stessi: è, in fondo, la radice di ogni scelta peccaminosa. Il cedere a questa tentazione manifesta l’indebolirsi del senso della signoria del Padre, l’oscurarsi del senso del privato di Cristo, lo spegnersi del senso della compagnia dello Spirito.

Recuperare il senso dell’abbandono

Nelle settimane di Quaresima vanno rinvigorite queste verità cristiane: siamo stati creati da un “Altro” (il Padre); siamo stati redenti da un “Altro” (il Figlio); siamo stati santificati da un “Altro” (lo Spirito). Queste certezze di fede implicano il recupero del senso dell’abbandono, che è l’affidare la nostra vita al cuore del Padre, alle mani trafitte del Crocifisso, all’intima amicizia dello Spirito.

La storia delle “consegne” pasquali

Il Crocifisso t’invita a rinunciare ad essere un ostinato padrone di te stesso, perché ti disponga al meritorio servizio della pietà verso tutti. Per darti questa grande lezione egli ha voluto sigillare la sua vita terrena con la più radicale autoconsegna al Padre: “Nelle tue mani consegno il mio spirito” (Luca 23, 46). Dinanzi al Crocifisso, servo di misericordia, ripeti spesso, con recuperato stupore: “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Galati 2, 20)!

Nelle mani di un Dio fedele

In particolare ti consiglio: – Poni rimedio al disagio della tua insicurezza con un radicale atto di affidamento a Dio, “Grembo” santo di tutte le nascite. Confida perdutamente in Dio: egli ti dà garanzie certissime di affidabilità. È infatti un Dio fedele; potremmo dire: è un Dio di Parola. “Perché ci si possa veramente fidare di un uomo si esige la sua parola. Anche Dio ci ha dato la sua Parola: Cristo”.


… è contemplare Gesù nella sua esperienza spirituale

Il tempo santo della Quaresima ti propone di contemplare Gesù dedito all’esperienza spirituale del “deserto” (cf Luca 4, 42) e, più ancora, impegnato a soffrire, con intenzione redentiva, la solitudine messianica della sua “Ora”.

Le tre compagnie che Cristo ci rende

C’è solitudine e solitudine: occorre coltivare quella che serve alla causa del Regno e della salvezza. Tu, cresci nel convincimento di fede che con Gesù Cristo non saranno solitarie né la vita né la morte: “Nessuno vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso” (Romani 14, 7). Questa doppia compagnia di Cristo, che viviamo nel tempo, prepara quella eterna che vincerà per sempre la nostra solitudine: allora “saremo sempre col Signore” (Tessalonicesi 4, 17).

La solitudine non ti vincerà se acquisterai vivida coscienza che Cristo è con te “tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Matteo 28, 20). La solitudine ti peserà molto e potrebbe divenire per te insopportabile se non ti lasci “invadere” dalla presenza di Cristo.

La prossimità del Dio trinitario

Ti chiamo a riflettere. Davvero ti senti perseguitato dalla solitudine? Non credi che un Padre veglia sulla tua vita? Non ti dice nulla il sapere che il Cristo ha stabilito nell’Eucaristia la presenza più reale, più personale, più intima di Dio con gli uomini? Non ti scuote l’anima la certezza di fede che lo Spirito è l’Amico più affidabile? E infine: non ti consola il sapere che c’è sempre un fratello sulla soglia della tua vita?

Non subire la solitudine

Scrivilo sul tuo cuore. La solitudine procurata dagli uomini si vince affidandosi filialmente, come Cristo, fra le braccia del Padre: “Mi lascerete solo, ma io non sono solo perché il Padre è con me” (Giovanni 16, 32). Perciò, non subire la solitudine con rassegnazione, non patirla con rancore, non viverla con compiaciuto avvilimento, non coprirlo col frastuono di parole inautentiche e di rumori dissipanti: accettala, invece, come chiamata alla conversione, prova purificatrice (cf Isaia 54, i. 3), invito a ricordarti di Dio e a far ricorso a lui (cf Isaia 1, 7-8).

Ti raccomando la grande solitudine

Non ti raccomando una meschina solitudine; ti addito piuttosto la grande e necessaria solitudine interiore: quella che fa crescere grandi anime per Cristo e per il suo Regno.


… è praticare la solidarietà per la vita eterna!

Cristo chiede di giungere tutti insieme alla vita eterna. È questa la solidarietà di fondo che giustifica tutte le altre: se non ci preoccupassimo di salvarci solidalmente, non varrebbe affatto l’imperativo, oggi tanto insistito, di praticare la solidarietà nella nostra tormentata vicenda storica. Dunque, siamo solidali per la vita eterna!

Tu, pratichi questa solidarietà? Quando sarai dinanzi a Cristo giudice, ti sarà chiesto severo conto della sorte dei fratelli che sono stati posti al tuo fianco per una compagnia di grazia prima e di gloria poi. Lo terrai a mente? Il volto di Cristo sono le persone con le quali sei collegato. Con loro sei chiamato a vivere il progetto creazionale, a compiere l’itinerario di sequela cristiana, a condividere la fatica dei giorni.

La comunità, custodia dei fratelli

Il Vangelo attende che ogni comunità cristiana divenga luogo dell’amore e della custodia dei fratelli, che si sia capaci di salire tutti i gradi dell’accoglienza e della convivialità, che la fraternità abbia sguardi attenti e mani solidali.

Aiuta i fratelli a scendere dalla loro croce

Proponiti di non essere mai il crocifissore di un tuo fratello; piuttosto, se lo incontri mentre arranca sulla strada del Calvario, sii per lui un “buon cireneo” che l’aiuta a portare la croce; e se lo trovi già inchiodato sulla croce, ti basti la pietà per aiutarlo a discenderne.


… è celebrare la “penitenza”

Il Signore ti darà la pace pasquale, ma prima che essa giunga come un balsamo sulle ferite della tua vita, apriti all’esperienza del perdono: sarà la preparazione migliore alla celebrazione della penitenza.

Il sacramento della riconciliazione fa di te un perdonato, un “risuscitato”

Sì, devi muovere i tuoi passi sulla via sacramentale della penitenza: per quella strada verrà a te la grazia e saprai, con sicurezza di fede, d’essere riconciliato con Dio e con la Chiesa. Per mezzo del perdono sacramentale diverrai un “risuscitato “. Pochi altri titoli cristiani, come questo, sono capaci di dire quello che tu sei nell’ordine della grazia: sei per intero, da cima a fondo un essere di misericordia. Non trovi che, fra l’altro, è assai umano e significativo sapere quando, dove, perché, per mezzo di chi Dio ti perdona? La via sacramentale della penitenza ti dà quelle concrete indicazioni sulla tua riconciliazione con Dio e con la Chiesa. Per nessun motivo devi privarti della misteriosa opportunità di grazia che Cristo ti offre con il sacramento della pace.

L’uomo più alto è l’uomo in ginocchio

Mai un uomo è così degno di stima, come quando ha il coraggio di confessare: – Ho peccato. Mai un uomo è così alto nella sua statura umana e cristiana, come quando s’inginocchia, quasi spezzando in due la sua persona, dinanzi ad un sacerdote per essere perdonato.

La via sacramentale della penitenza è la via della creazione, dell’incarnazione, della glorificazione: è perciò la via completa, sicura, concreta per sperimentare la carità perdonante di Cristo.

Lasciarsi perdonare

Il Padre, con la sua sorprendente misericordia, può chiudere il tuo infelice esilio di “figlio prodigo”; Cristo, col sangue della sua croce, può risanare le ferite lasciate dal peccato sulla tua anima; lo Spirito, con la sua carità senza limiti, può corrispondere in pieno alla tua vita assetata di tenerezza. T’invito, perciò, a inginocchiarti spesso, nei giorni di Quaresima, ai piedi del sacerdote per lasciarti assolvere “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.


… è lasciarsi travolgere dalla misericordia

Non creare barriere di stolta difesa intorno alla tua vita; esponiti invece con coraggio all’onda lieve e impetuosa della misericordia divina: essa “è come un torrente straripante; trascina i cuori al suo passaggio”.


 

  Buon cammino Quaresimale

nel Signore !